Che rito stanco la concertazione
Il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, nel valutare la manovra varata dal governo di Mario Monti, pur avendo espresso uno scontato giudizio positivo sul fronte del rigore, non ha però sciolto le sue riserve per quanto riguarda la rispondenza del deliberato alla lettera inviata all’Italia quando era ancora presidente Silvio Berlusconi.
24 AGO 20

Il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, nel valutare la manovra varata dal governo di Mario Monti, pur avendo espresso uno scontato giudizio positivo sul fronte del rigore, non ha però sciolto le sue riserve per quanto riguarda la rispondenza del deliberato alla lettera inviata all’Italia quando era ancora presidente Silvio Berlusconi. Infatti, ora c’è la garanzia del deficit all’1,4 per cento del pil nel 2012 e del pareggio nel 2013, c’è la riforma strutturale delle pensioni, ma la parte sulla crescita rimane manchevole. E ciò con particolare riguardo al mercato del lavoro, per cui il governo precedente aveva fatto un passo avanti con l’articolo 8 del decreto estivo che potenziava gli accordi aziendali alla Marchionne e dava un segnale importante circa la volontà di andare nella direzione del superamento definitivo della concertazione nazionale. Il governo Monti ha annunciato che “il prossimo cantiere” riformatore sarà proprio quello del lavoro. Bene, purché non si ripetano i riti delle passerelle di tutte le categorie (fino, addirittura, ai “rappresentanti dei giovani”, come accaduto in queste due settimane!).
Rehn chiede spiegazioni perché ha la sensazione che l’attuale governo regga, al di là delle sue volontà, su una coalizione in cui ha un ruolo importante l’ala neo corporativa, rappresentata non solo dalla Cgil ma anche dalla vecchia Confindustria, e che quindi possa fare marcia indietro. Ma se il governo non ha risposto, lo sta facendo il mercato. Infatti l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, sta per concludere con la maggioranza dei sindacati di fabbrica l’accordo per l’estensione a tutti gli stabilimenti del contratto collettivo di Pomigliano. Ci stanno, a firmare, le rappresentanze di Cisl, Uil e altri sindacati, ma non la Fiom, che ieri ha soltanto anticipato il suo sciopero al 12 dicembre in accordo con la Cgil. Con questa firma negli stabilimenti Fiat, che emerge dal consenso dal basso, si sta realizzando quella liberalizzazione del mercato del lavoro che il governo di concertazione nazionale rischia di non poter fare. Il modello neo corporativo retto sugli accordi globali nazionali di settore dei sindacati e degli organismi dei datori di lavoro sta andando a pezzi nella realtà sociale microeconomica. Le “parti sociali” che i fautori della concertazione sopravvalutano stanno mostrando invece tutta la loro vuotaggine arcaica.
Rehn chiede spiegazioni perché ha la sensazione che l’attuale governo regga, al di là delle sue volontà, su una coalizione in cui ha un ruolo importante l’ala neo corporativa, rappresentata non solo dalla Cgil ma anche dalla vecchia Confindustria, e che quindi possa fare marcia indietro. Ma se il governo non ha risposto, lo sta facendo il mercato. Infatti l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, sta per concludere con la maggioranza dei sindacati di fabbrica l’accordo per l’estensione a tutti gli stabilimenti del contratto collettivo di Pomigliano. Ci stanno, a firmare, le rappresentanze di Cisl, Uil e altri sindacati, ma non la Fiom, che ieri ha soltanto anticipato il suo sciopero al 12 dicembre in accordo con la Cgil. Con questa firma negli stabilimenti Fiat, che emerge dal consenso dal basso, si sta realizzando quella liberalizzazione del mercato del lavoro che il governo di concertazione nazionale rischia di non poter fare. Il modello neo corporativo retto sugli accordi globali nazionali di settore dei sindacati e degli organismi dei datori di lavoro sta andando a pezzi nella realtà sociale microeconomica. Le “parti sociali” che i fautori della concertazione sopravvalutano stanno mostrando invece tutta la loro vuotaggine arcaica.